Emozioni in gioco: il loro ruolo nella didattica

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intelligenza_emotiva_1Condivido qui con grande piacere solo una breve considerazione tra le molte scaturite dalla lettura appassionante e godibilissima di ” Intelligenza Emozionale” di Daniel Goleman, un testo che è già da molti anni una pietra miliare negli studi sulle componenti dell’intelligenza umana e sul suo funzionamento. Non sono di certo né la prima- né sarò l’ultima- a riconoscere le  importanti ripercussioni che studi di questo genere possono avere sull’operato didattico; già l’ultimo capitolo riferisce delle ricadute positive ottenute dai programmi di alfabetizzazione emozionale svolti  nelle scuole americane.

Oggi ( 1995,ndr.) è proprio la neuroscienza che sostiene la necessità di prendere molto seriamente le emozioni. […]Ci assicurano che

se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi,

di conservare il nostro ottimismo,

di essere perseveranti nonostante le frustrazioni,

di essere empatici e di curarci degli altri,

di cooperare e stabilire legami sociali

-in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva-

potremo sperare in un futuro più sereno.

 

Una sfida ardua ma appassionante, questa ,che richiede ad un educatore di migliorare prima di tutto la propria intelligenza emotiva.Una sfida che ci riporta all’educazione in senso più classico ( paideia).

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Choosing happiness

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When I try to explain the concept of choosing happiness to my children, I tell them this:

“Every day is not what we would call a happy day, but every day has the seeds of happiness in it.

To better understand the concept of happiness, we can look at ancient texts that show the Greek word for happiness, makarios, is linked to a response to the goodness of God. True happiness is borne out of a thankfulness for the good things in our life

 

( http://www.imom.com/)

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