Ernest & Celestine, una favola tenerissima fuori dagli schemi

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-Questa, poi! Marie, vieni a vedere!

In fondo al suo ramo, Lucien lo scoiattolo ( sì, si chiamava Lucien) osservava Ernest e Celestine. Ernest e Celestine avevano prerato un picnic […]

-Questa, poi,- continuava a ripetere Lucien.-Marie! Vieni a vedere!

Marie saltò di ramo in ramo e venne a sedersi accanto a Lucien.

– Guarda, un orso che fa il picnic con una topolina!

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Dopo L’occhio del lupo Abbaiare stanca,  Pennac ci regala un’altra storia di animali, questa volta con al centro l’improbabile amicizia tra Ernest, un possente orso aspirante -squattrinato-musicista e Celestine, topolina impavida con un grande talento da pittrice. Una storia, o possiamo dire una “favola”, contro i pregiudizi e le barriere mentali che ingrigiscono la vita costringendola nei loro sentieri angusti e stancamente monotoni, sempre uguali. Il tutto con un narrazione che gioca ” a carte scoperte”, dando voce ai personaggi, all’Autore e persino al Lettore del romanzo, che insieme costruiscono passo dopo passo questa deliziosa”fable de sucre”, tutta da gustare.

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Tenere accese le stelle…

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Ogniqualvolta mi capita di assistere ad uno dialogo tra mia mamma e la zia, quando con tono di profondo rammarico e accenti di assoluto disfattismo commentano la situazione dell’attuale società, a loro avviso la peggiore che loro ricordino ( ” non so cosa sta succedendo in Italia…: la gente sta perdendo la testa…imbrogli, terrorismo,omicidi”, per poi chiosare immancabilmente con il ritornello, che riporto in stretto dialetto bergamasco “se copa töcc, ghe da fidas piö de negu- “si uccidono tutti, non ci si può più fidare di nessuno”); insomma ogniqualvolta avverto queste note del più cupo pessimismo nei loro discorsi, per stemperare un po’ la gravità e la paura, ribatto sempre con questa frase: ” Ma, mamma! Se quando eri piccola tu, c’erano i nazisti…”.

Come a dire: ogni epoca ha i propri mostri contro cui combattere.

9788852019234Mi ha fatto perciò molto piacere ritrovare pressapoco lo stesso spirito nelle pagine del libro ” Cosa tiene accese le stelle”di Mario Calabresi, edito da Mondadori, in cui l’attuale direttore del quotidiano La Repubblica ha tentato di smantellare alcuni dei luoghi comuni ( la violenza negli stadi, la novità del terrorismo)… e del pessimismo che ai nostri giorni nel nostro bel Paese predominano. E lo ha fatto lasciandosi aiutare da persone famose e non da lui intervistate.

” Io non ho dubbi” [chi parla, in questo caso], è l’oncologo Umberto Veronesi “stiamo meglio adesso, anche dove ci si ammala di più si muore di meno, e soprattutto si vive più a lungo. Se guardiamo indietro e lo facciamo con onestà, allora non possiamo non raccontarci che c’era un’età dell’oro. Questa idea è figlia di un rito collettivo di auto-fustigazione che va tanto di moda, non se ne può più di piangersi addosso.”

 

Certo, i motivi per piangersi addosso ci sono  e sono anche molti, questo è innegabile.Però questo indulgere, quasi un crogiolarsi, nel vittimismo e nell’autocommiserazione potrebbe ritorcersi contro di noi, contribuendo ad alimentare un clima di paura e angoscia che non lascia spiragli alla speranza,alla fiducia.

Sono in particolare i giovani, ma non solo, a dover invece tenere accese le stelle, guardando al presente, sì, e ai suoi problemi, ma solo per cercarvi di porre rimedio e di trovare quelle soluzioni per un futuro che altri, accecati dalla paura, stentano a sognare.

 

A proposito di stelle,quest’anno si prevede una cascata abbondante di stelle cadenti: allora, coperta e pazienza, tutti col naso all’insù!

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Semi di felicità…un antidoto all’agitazione di alcuni alunni? :-)

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Spesso gli insegnanti chiedono ai loro alunni di stare attenti, ma difficilmente dicono loro come si fa…

La consapevolezza ci permette di essere presenti qui e ora.

Ognuno di noi ha in sé il seme della consapevolezza, ma in genere ci dimentichiamo di annaffiarlo.Se sappiamo come prendere rifugio nel nostro respiro, nei nostri passi, possiamo allora toccare i nostri semi di pace e gioia e permettere loro di manifestarsi…

 

Molto belle alcune delle attività proposte, come quella della mente in un vaso.

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Ebano

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Lucido e icastico questo ritratto dell’Africa.

Kapuscinski sceglie consapevolmente di non indulgere in effimere romanticherie né di esacerbare la crudezza di ciò che racconta (che è già abbastanza crudo), abbandonandosi ad un facile sensazionalismo.

Il suo, al contrario, è un ritratto che cerca di essere misurato, razionale, il più possibile obiettivo.

Cosa nient’affatto semplice in un continente come l’Africa, che, con i suoi paesaggi e i suoi miti antichi, fa di tutto per accendere  la fantasia dell’uomo.